Nino Ventura

Nato nel 1959 ad Acireale, vive e lavora a Chivasso. La sua attivita' artistica dal 1979 ad oggi, si e' sviluppata attraverso l'utilizzo di mezzi espressivi diversi: teatro, cinema televisione, scultura. La sua formazione avviene in teatro, dove matura esperienze con artisti, musicisti ed attori italiani, nord europei ed americani. Drammaturgo, attore e regista, ha collaborato e collabora con diverse Compagnie teatrali italiane. Nel 1984 realizza il suo primo lungometraggio a passo ridotto Destinazione Firenze e nel 1988 scrive e dirige il video Malati, selezionato per l'Italia, al 39o Internationale Filmfestspiele - Video Fest 1989 di Berlino. Dal 1991, parallelamente a queste attivita' sviluppa un lavoro di ricerca sulle "Molteplici possibilita' interpretative di un'unica forma" che lo porta nel campo delle arti plastiche. Nasce una produzione di terracotta sculture e dipinti con un unico soggetto - i pesci. Ha esposto le proprie opere a Castellamonte, Torino, Portofino, Livorno, Nizza, New York, Firenze, Milano, San Giminiano, Sciacca, San Francisco, Roma ed altre localita' italiane.

Dagli oggetti d'impasto di qualche antica civilta' mediterranea ai vasi in cristallo di rocca fantasiosamente incisi dai milanesi Sarachi nel tardo Cinquecento, fino alla levigata astrazione di Brancusi, e oltre ...Scrivere sulla fortuna dei pesci nelle arti plastiche sarebbe un'impresa intricata quanto stimolante.
Il legame profondo con l'elemento acqua, la quasi inesauribile varieta' delle forme e la liberta' di ovimenti (guizzante, fluttuante, a zig-zag), fanno dei pesci una immagine vitale, una rappresentazione del trasmutare delle dimensioni di tempo e di spazio. Non mi sembra azzardato dire che nelle sue creazioni plastiche Nino Ventura tiene fede a una vocazione ludica, squisitamente teatrale.
Andando oltre la semplice interpretazione estrosa del dato di natura, questi pesci "recitano" lo spazio pendendo a grappoli dal soffitto e volgendosi a varie altezze e in varie direzioni, si afflosciano a terra e boccheggiano in un laghetto di sabbia, si ergono come totem, navigano il piano verticale di una parete o quello orizzontale di una mensola, o emergono fossilizzati da un pannello come traccia di un tempo remoto, bloccato in un eterno accadere. Alcuni di essi mimano la funzione di candelieri consunti, altri di vesciche che si gonfiano o si comprimono, attraversate dall'aria come da un liquido invisibile. Tutti, nel loro silenzio abissale, tessono monologhi ora tragici ora giocosi con il proprio corpo di creta essiccata, cuoio, sabbia: materiali concreti, naturali e primari, che incarnano le infinite apparenze del dileguante.

Clay objects created by an ancient Mediterrean civilisation, cristal vases fancifully engraved by Sarachi from Milan in the late XVI century, the smooth abstractions of Brancusi, and more... Writing about the fortune of fish in plastic arts is a complex, yet stimulating, enterprise. Fish are the image of vitality. With their deep link with the aqueous element, their nearly endless variety of shapes and their freedom of movement (darting, floating, zig-zagging), fish represent transformation within time and space. I believe that Nino Ventura's plastic creations recall a typically theatrical playfulness.
These fish go beyond the simple whimsical interpretation of nature; they "act" their space, hanging in groups from the ceiling and twisting at various heights and directions sagging on the ground, gasping in lakes of sand. They stand as totems, sailing vertically up a wall, or horizontally along a shelf. They emerge, fossilised, from a panel, as traces of remote ages, blocked in eternal change. Some of them mime old candle-sticks, others blisters swelling and compressing, full of air, which blows through them like invisible liquid. In their abyssal silence, they all act out now tragic, now playful monologues with their bodies of dry clay, leather and sand: concrete, natural, primary material, which incarnates the infinite physicality of the vanishing.
(Gianni Bertolino)

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