Anna Maria Polidori

Se uno dei compiti dell'arte - ammesso poi che l'arte abbia dei compiti da perseguire - e' quello di reinventare la realta', di ridare credibilita' alle cose, di riorganizzare il caos di un mondo mercificato, o di mettere in discussione i codici di linguaggi espressivi sclerotizzati e dunque non piu' comunicanti, allora dobbiamo dire che Annamaria Polidori questo compito lo assolve con impegno e costanza. Consapevole che il fare artistico, nelle sue diverse forme di espressivita', non puo' essere affidato all'improvvisazione del momento, alle semplici spinte pulsionali, o alle squisitezze di una equivoca "sensiblerie", la Polidori lavora all'insegna di una sua meditata progettualita', una progettualita', bisogna subito aggiungere che non mortifica la sua fantasia e che anzi le da' sicurezza nello sperimentare i materiali piu' diversi: dal cemento al metacrilato, all'ologramma, al metallo, al travertino. Ci accorgiamo, a questo punto, di aver gia' pronunciato le due parole - progettualita' e fantasia - che connotano in maniera forte l'esperienza artistica della Polidori. Da una parte, dunque, il rigore progettuale, l'opera cioe' concepita all'intemo di un sistema organico, nel quale ogni risultato, sia pure nella sua compiutezza, si pone come tappa per un ulteriore avanzamento, come tassello necessario per il successivo intervento. Dall'altra la fantasia, una energia inventiva che sa recuperare le risorse, gli scatti, le stupefazioni di un ritrovato, incorrotto "candore". E le ritrova nell'invenzione di "forme" che ripropongono aspetti del mondo fisico, ma spogliati, depurati della loro materialita', e restituiti nella loro essenzialita' mentale o, per dirla diversamente, nella loro asciutta valenza simbolica. E sono simboli che ci parlano del mondo e dell'esistenza, del mito e della quotidianita', con una libera inventiva, dietro la quale tuttavia si cela una consumata sapienza "artigianale" e una ben metabolizzata cultura artistica.
Le "forme" plastiche della Polidori - leggere, aeree, colorate, luminose, quasi un incrocio di pittura e scultura - hanno la capacita' di annullare il peso, lo spessore della materia, di lievitare nello spazio e di costituirsi in "archetipi", in una sorta di alfabeto primario, carico di quelle suggestioni incantatorie che scaturiscono dal disvelamento delle cose.
(Giuseppe Neri)

If one of Art's own tasks - provided that Art has to pursue some task - is that of rediscovering and re-inventing reality, of giving a new credibility to things, re-arranging the chaos of a mercenary and merciless world, of questioning the various codes of expressive languages that, being sclerosed, are no longer cominunicating -- then we must acknowledge that Anna Maria Polidori accomplishes such a task with competence and constancy.
Well conscious that an artistic "oeuvre" - whichever be its own form of expressiveness - cannot be entrusted to fleeting improvisation , and thrown hurriedly down,to the mercy of mere instincts, drives and whims, nor can be ruled by an exquisite and ambiguous "sensiblerie", Ms Polidori follows, in her work , a well-thought planning of her own, a scheme - we must add at once - which does not mortify her fancy or imagination but, on the contrary , makes her self-assured in experimenting with different materials: from concrete to metal, from marble to sandstone, Plexiglas, hologram.
We are aware, now, that we have put down the two keywords - "scheming" and "fancy" - which connote (in a strong manner) Polidori's artistic experience. On the one side, then, we bave a planner's rigorous exactitude - that is: work conceived inside a well-organized system, where each result, even in its achieved completeness, is regarded as a "step" toward further advancements, as a necessary tessera in a vaster mosaic.
On the other hand, we have her fancy, her inventiveness -- whose energy can retrieve and utilize the resources, elans, eclats, outbursts, surprises of a renovated uncorrupted "candour" All these resources are put to use for inventing new "shapes" which re-propose aspects of the physical warld that are, however, stripped, depurated of their materiality and restored to their mental essentiality or - to put it differently to their terse symbolic value.
These are symbols that relate to the world and the existence, to myth and daily life as well, with a free inventiveness -- behind which lies a craftsman's skill and a well-metabolized artistic culture.
Polidori's plastic "shapes" - light, airy-fairy, colourful, luminous, almost a cross between painting and sculture - are capable of annulling matter's weight and thinckness, of levitating into space to become "arcbetypes", in a sort of primary alphabet, loaded with those enchanting suggestions which burst out when things are revealed.
(Giuseppe Neri)

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