Carlo Grechi nasce a Roma nel 1944.
Si iscrive nel 1969 alla Scuola delle Arti Decorative e nel 1971 alla
Accadenia Libera del Nudo. Nei primi ammi '70 entra a far parte del
Centro Italiano Arte e Cultura, con cui partecipa a mostre collettive
in molte citta' d'Italia. Nel 1973 e nel 1974 e' con il cavalletto in
Piazza Navona invitato dall'Assessorato Antichita' e Belle Arti
del Comune di Roma. Si dedica dal 1975 alla grafica e alla tecnica
della comunicazione visiva frequentando l'Istituto Europeo del Design.
Nel 1982 accompagna una scelta di sue opere in un itinerario tra varie
gallerie di Ginevra. Nello stesso anno segue un corso d'incisione
che Attardi tiene al Convento Occupato di Roma.
In campo editoriale progetta e collabora per le copertine e le illustrazioni
con periodici a diffusione nazionale, illustrando tra l'altro racconti
di autori come Arturo Tofanelli, Dario Bellezza, Raoul Tilton e Charles
Bukowski.
Carlo Grechi sta sempre meglio precisando la propria fisionomia
di pittore fortemente dominato dall'urgenza del disegno.
Sembrera' magari paradossale: ma anche quando il colore sfalda
totalmente i contorni e diventa scheletro e struttura autonoma,
nelle guaches e negli acquerelli dell'artista romano afferma
costantemente, invincibilmente la propria presenza il momento
dell'intervento grafico, il gioco degli inchiostri filiformi e
sinuosi, quasi a regolare - sia pure in forme talora labirintiche
e tutt'altro che didascaliche - il patos immediato della materia
cromatica. Che e' certo preponderante e decisiva nel percorso
figurativo di Grechi: e denuncia la propria anagrafe di matrice
fauve-espressionista coniugata liberamente con un segno che
allude al Picasso con tutte le sue morbide essenzialita', ma poi
"traducendolo" con altri notevoli modelli filiati da quelle
esperienze in area italiana (da un certo Sironi monumentalistico
a un certo Guttuso energicamente sensuale). Anche tematicamente,
alcune suggestioni picassiane vengono a coincidere con certi
"archetipi" simbolico-lirici piu' intimamente legati
all'incoscio espressivo di Grechi, come i cavalli, i giovanissimi
cavalieri, il mondo circense: con risultati molto spesso di
felice reinvenzione, di rarefatta sospensione atemporale.
A questa zona in qualche modo "magica" appartengono anche i
"tamburini", colti tra un'attesa di rivelazione e una cupa
angoscia: tipico esempio dell'attuale ricerca dell'artista, in
bilico tra abbandono al favoloso e ancoraggio al reale piu'
crudamente oggettivo. Tra questi due poli Grechi concepisce
prevalentemente un'ottica scorciata, un dinamismo obliquo,
tese a sottolineare la carica drammatica che via via si afferma
nella sua figurazione.
La sua attenzione si concentra sul personaggio-uomo, esplorato
soprattutto nella sua crisi e nella sua dissoluzione. L'uomo di
Grechi ha perduto la propria identita', e si aggira in un mondo
oscuro, pieno di insicurezza e allarme. Il nudo maschile o
femminile e' sempre segnato da unaqualche costrizione
imponderabile, da un'impazienza dolorosa: si muove faticosamente
in uno spazio di non-liberta'.
L'eros non si afferma con spontanea naturalezza, ma deve
affrancarsi da un peso (individuale e storico) che lo sgrava di
responsabilita' certo non solo sue, ma comunque schiaccianti.
Da tutto cio', l'esaltazione talora delirante del segno e del
colore, il predominio di valori cromatici sordi, dai neri
allucinanti ai rossi spenti e rugginosi, qua e la' lacerati da
repentine fiammate di tinte calde e chiare: risorse estreme per
ipotizzare un "altrove" meno infelice, finalmente aperto alle
risorse e ai bisogni dell'essere nella sua pienezza, ora e qui
castigata e umiliata.
(Corrado Lunetta)
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