Grazia Creaco

Ogni sistema converge in una noiosa perfezione, stagnante idea di una palude dorata. Come si puo' mettere ordine nel caos di infinite e informi variazioni che e' l'uomo? Questo mondo non corrisponde che molto relativamente alla misura del pensiero. L'esistenza e' altrove.
La tela per Grazia Creaco e' come il primo atto del mago nella cerimonia, che era quello di definire e isolare da tutto il mondo circostante il luogo in cui dovevano agire le forze sacre.
L'artista si prodiga per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali, gettando via tutto cio' che determinava la struttura oggettivo-ideale della vita. Ristabilisce il legame fra cio' che e' e cio' che non e', fra la virtualita' del possibile e cio' che esiste nella natura materializzata. A dare alle sue opere un valore di realta' e di evidenza e' il piu' delle volte un'invenzione insensibile, ma capace di creare nello spirito del fruitore l'uscita dal concetto, l'uscita dalla rappresentazione, l'uscita dall'immagine, l'uscita dalle sfere nche piu' rudimentali della coscienza, e la permanenza nella sfera puramente emozionale del sentimento, della sensazione, del puro stato. Queto mondo non e' specificato, ne' definito, nell'opera, esso appartiene nelle sue innumerevoli variazioni al fruitore, che davanti alla porta di un mondo imprevisto puo' avvolgere le azioni contraddittorie in un solo respiro. Il brivido del sacro soffoca il potere con la delicatezza di una luce inspiegata. La luce come tale rimane incolore, la pura indeterminatezza dell'identita' con se'.
Il modo solenne in cui tutte le forme si compongono o si scompongono sotto di essa, alcune come piegate da un soffio di panico irresistibile, altre immobili e quasi ironiche, ma tutte sottomesse ad una possente armonia intellettuale, si direbbe l'esteriorizzazione dello spirito stesso della vita. Il tragico conflitto immanente tra la vita che di continuo si muove e cambia e la forma che e' fissa, immutabile. La profondita' spirituale e' inseparabile dall'armonia formale ed esteriore del quadro. Il pathos sorge dall'unita' degli opposti all'interno del principio stesso della composizione, come unita' di consequenzialita' e simultaneita', nella lenta ricostruzione di una visione, attraverso forme deboli libere di non essere ancora.
Grazia Creaco risale alle sorgenti umane o inumane della pittura resuscitandola completamente, e si fonde nell'universalita', rivolgendosi ad un testimone immaginario che vive la conciliazione tra l'uomo e la natura nell'assenza di ogni potere.
... ce monde ephemere, mais vrai, ce monde tangent au reel

Detournement di Ennio Vicari

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